Il Caso Huawei sta facendo parlare tutto il Mondo della tecnologia o che ruota intorno ad essa. Da quando il Presidente USA, Donald Trump, ha iniziato la sua personale battaglia contro la Cina, moltissimi fattori hanno colpito il mercato ed ultimo è proprio questa “chiusura” da parte di Google, verso il colosso della telefonia mobile Cinese, Huawei.

Se ne stanno dicendo tantissime sul caso ma i fatti concreti sono che: i futuri smartphone Huawei non avranno pieno supporto dalle piattaforme di Big G, prima vittima il pieghevole di Huawei, il Mate X, che non vedrà la luce nel breve periodo e a cascata un po’ tutto il resto. Nel frattempo altre aziende, meno note, hanno tolto il supporto al colosso Cinese come per esempio la SD Association, ovvero quell’Associazione che rilascia le licenze per immettere un lettore di schede SD dentro gli smartphone. Ovviamente Huawei non si getterà da un ponte ma deve far riflettere un po’ tutti noi, utenti finali che si recano nei grandi negozi, fisici e online, per acquistare la tecnologia.

Il Caso Huawei dimostra la forza di Google

L’80% degli smartphone sul mercato monta Android, il sistema operativo “open source” inventato da Google questo che significa? Android può essere montato dentro un qualsiasi smartphone liberamente ma, per aver accesso al Play Store e ai servizi Google, l’azienda che produce il dispositivo deve chiedere la licenza a Google oppure, come avviene nelle “Custom Rom” per vari dispositivi come OnePlus e Xiaomi, si possono installare dei surrogati (che a volte funzionano meglio) per accedere sia al Play Store che ai servizi di Big G.

Logicamente, affidarsi alle Custom Rom, non garantisce un’aggiornamento continuo e le cosiddette patch di sicurezza mensili che Google rilascia regolarmente ma significa affidarsi, ad un gruppo di sviluppatori che in modo “gratuito” programmano e compilano questi OS alternativi. Ed ecco che arriviamo al succo del discorso! Google ha il potere in ogni momento decidere chi può e non può accedere ai suoi contenuti, e quanto parlo di contenuti, parlo proprio del Play Store; vera forza del robottino verde.

Gli Store. Senza non avrebbero senso gli smartphone

Gli Store, come App Store e Google Play, sono la vera forza dei sistemi operativi dentro gli smartphone. Chiunque di noi che sceglie un dispositivo sa per certo che potrà scaricare l’App che più gli piace, in totale tranquillità e sicurezza. La vera fortuna degli Store però, è la produzione da parte degli sviluppatori delle App che, vendute, producono guadagni; insomma, una mano aiuta l’altra. C’è però un fattore che bisogna evidenziare fortemente, ovvero la distribuzione dei dispositivi: l’unica Azienda Americana che produce smartphone di massa è Apple che, nel mercato globale, avrà si e no dal 15% al 19% di presenza, il resto sono dispositivi Android e per lo più, la maggior parte Orientale!

L’Oriente è maturo per diventare indipendente?

La presa di posizione di Google nel Caso Huawei è l’occasione giusta per la Cina e le sue aziende di diventare indipendenti rispetto ai sistemi Americani! Huawei, Xiaomi, Oppo e OnePlus, sono aziende cinesi molto forti economicamente e possono tranquillamente realizzare un loro sistema operativo e sovvenzionare gli sviluppatori per trasportare le App Android dentro il loro ecosistema. Possono anche prendere la versione “open” di Android (non me lo auguro perché sempre di Google è) e realizzare un loro OS indipendente. Tutto questo, per emancipare le Aziende cinesi e affrancarsi da questo strapotere nei servizi dei colossi Americani e quindi colpire duramente in mercati emergenti come la Cina e l’India, obiettivi primari per Aziende USA come Apple.

E a noi consumatori, cosa succede?

La sana competizione in un mercato economico ha sempre portato benefici all’utenza in quanto stimola la ricerca, abbassa i costi e offre maggiore scelta.

Se mai accadesse quello che ho descritto, ovvero l’indipendenza del mercato cinese da Android, Google ecc… noi utenti avremmo la possibilità di scegliere ancor meglio il nostro dispositivo e quindi passare da un’ecosistema ad un altro. Certamente, aziende come Google saranno obbligate a integrarsi con l’ecosistema antagonista in quanto non lascerebbe quel mercato senza i suoi servizi e quindi dovrebbe piegarsi alla volontà aziendale cinese. Nel contempo, Apple dovrebbe cercare di abbassare ulteriormente i costi per accedere nel mercato indiano e, le aziende Cinesi, potrebbero affacciarsi nel mercato Europeo con più forza.

Come al solito noi Europei siamo i più scarsi in questa battaglia tecnologia. Noi non abbiamo aziende come Google, Facebook o IBM, ne tanto meno abbiamo aziendine che nascono come Whatsapp, Telegram, Instagram ecc… Noi Europei stiamo a guardare, parliamo degli immigrati dell’Africa, di porre veti, tasse e Copyright alla distribuzione di informazioni e parliamo di indipendenza da un Europa cattiva candidandoci per l’Europarlamento. Nel contempo, il caso Huawei dovrebbe insegnarci qualcosa ma, proprio in questi giorni di campagna elettorale per il rinnovo dell’Europarlamento, nessuno ha parlato di sviluppo tecnologico e spinte economiche importanti verso quelle aziende che, magari, parlano di blockchain e realizzano strutture informatiche colossali aperti a tutti ma con sistemi di sicurezza a doppia mandata vista la grossa fragilità dei colossi Americani in questo campo. Continuiamo a guardare che tanto i treni passano e non tornano più.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi